L’imbiancatura

14 febbraio 2010

Ormai son 14 anni che faccio questo mestiere. Ho iniziato un pò per caso, cominciando con mio padre ed i suoi soci, abbandonata la scuola. Mi pareva solo un cosa momentanea allora. Son passati 13 anni. E di lavori e cantieri ne ho fatti e visti tanti, ed imbianchini conosciuti molti. Alcuni son convinti di lavorare meglio di tutti, altri pensano che sia solo una questione di metodo. Io sono di questa schiera. A mio parere non esiste un metodo giusto per fare le cose, ma basilari nozioni tecniche, che possono andare dalla conoscenza del materiale, ad alcune “pose” per l’applicazione.

Una cosa che penso trovi d’accordo tutti, o quasi, gli esperti del settore, è che,  è il risultato che conta. Ognuno può avere il suo materiale preferito o deciderne la posa in suguito all’esperienza o all’estro personale,  ma su come debba essere il risultato finale, che si tratti di semplice imbiancatura, od effetti vari(velature, stucchi, etc) non credo ci possano essere criteri soggettivi. Ciò non significa a mio parere porre dei paletti invalicabili per ogni tipo di applicazione, ma soddisfare l’idea del risultato più  o meno generalmente riconosciuta, anche dalla stessa clientela. Ciò nonostante, a me è capitato a volte di non seguire certe “regole”, andando un po a modificare l’aspetto della lavorazione, con risultati a volte positivi, altre un po meno.

Si sperimenta anche in questo campo ovviamente, cercando sempre soluzioni nuove, in grado di soddisfare le varie esigenze. Il nostro è pur sempre un lavoro manuale, e quindi è abbastanza ovvio che non ci sarà un lavoro uguale all’altro, e neanche meno o più bello, ma, penso io, applicato e rifinito in maniera migliore, ovvero con precisione e finezza.

In conclusione, infiniti modi di pensare l’imbiancatura, che spesso la arrichiscono, trovano dei limiti, seppur anch’essi non invalicabili, nel risultato finale dell’applicazione. Ciò scritto vale però solo per gli adetti ai lavori, perchè per quanto riguarda il fai da te, ci sarebbero altre cose da dire, che riprenderò senz’altro nei prossimi articoli.

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